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Arrivano
dalla Puglia, ma il loro sound non profuma di Mediterraneo. Ha un odore
più acre, contemporaneo, di metropoli. Della metropoli per antonomasia
- New York - e dei musicisti che gravitano intorno ad essa.
Stiamo parlando del sassofonista Gaetano Partipilo e della sua Urban Society
(Mirko Signorile al pianoforte, Giorgio Vendola al contrabbasso e Vincenzo
Bardaro alla batteria), in questi giorni a Milano per una serie di concerti.
Quello a cui noi abbiamo assistito si è svolto nella serata del
4 giugno al Nord-Est Caffè, jazz club che possiamo ormai definire
"storico" all'interno di un quartiere - l'Isola - che si sta
caratterizzando sempre più come polo jazzistico cittadino.
Inaspettatamente - almeno per chi vi scrive - la prima parte del concerto
è stata incentrata sugli standard. A suo modo, un set illuminante:
il quartetto ci ha dimostrato come, ancora una volta, gli standard sono
un grandissimo patrimonio di musica immortale e soprattutto contemporanea.
Come ci sono riusciti? Semplicemente affrontando il materiale musicale
con un approccio lontano anni luce dalla routine e dal già sentito.
Suonando brani come Caravan o Softly Like in a Morning Sunrise esattamente
con lo spirito che altri riservano alle composizioni originali. Portando
in questi brani le proprie concezioni jazzistiche. Lavorando molto sulla
ritmica e spesso uscendo dal vincolo del giro armonico.
Il secondo set è stato invece più focalizzato sui brani
del CD pubblicato da Partipilo (con una formazione diversa: Mirko Signorile,
Pasquale Bardaro, Sabrina Consoli, Mauro Gargano e Fabio Accardi) sul
finire dello scorso anno per l'etichetta Soul Note, Urban Society. Composizioni
naturalmente molto diverse rispetto al primo set, ma identico approccio
interpretativo. Musica energica, metropolitana, collocabile in quel filone
jazzistico che passa per Greg Osby, Steve Coleman, e la Knitting Factory.
Atmosfere molto distanti dalle esperienze e dalle sensibilità dei
jazzisti di casa nostra ma con le quali Partipilo mostra invece grande
dimestichezza.
Paolo
Peviani
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