Gaetano Partipilo - Urban Society - Soul Note 2002

Guido Michelone - Musica Jazz Aprile 2003

Il ventottenne Partipilo ha lavorato a questo disco d'esordio con un approccio concettuale di profonda intensità, senza rinunciare alle doti peculiari del jazz contemporaneo e della musica afro-americana. S'è accollato la responsabilità di comporre, arrangiare e soprattutto dirigere due quintetti, in cui cambia solo la sezione ritmica (di particolare rilevanza sono Waits ed Osada, collaboratori di Osby, Moran...)
Dunque la maturità e la riuscita di questo progetto - il gruppo ha lo stesso nome dell'album - consistono in un opera di ricerca che finalmente non si crogiola di nostalgie obsolete, come purtroppo accade a tanti pur eccellenti solisti del nuovo jazz italiano, ma guarda avanti; cerca insomma di trarre profitto, in senso estetico, dall'ascolto ragionato sia delle attuali esperienze post-avanguardiste (da Steve Coleman a Dave Douglas) sia di quei musicisti come George Russell che hanno fatto scuola a sé e che sono stati di rado ripresi dai nuovi musicisti.
Grazie anche alle puntuali note di copertina (quasi analisi strutturali) di Warren Blumberg e di Partipilo, nell'album si avvertono chiaramente segni coraggiosi: il procedimento su tempi insoliti, le tensioni fra scrittura ed improvvisazione, la caratura degli interventi solistici e la rilevanza degli accostamenti timbrici tra due o più strumenti (ottimi sono per esempio l'uso del piano elettrico e gli impasti con il vibrafono). Partipilo, infine, è ebbastanza personale da non reclamare particolari influenze, anche se in alcuni passaggi l'amore per Coltrane o per il miglior Shepp (evocato direttamente in un brano) è evidentissimo.


Guido Michelone
Musica Jazz - Aprile 2003

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